Essere voce d’amore

In un tempo in cui i governanti ci chiedono silenzio e apatia,
noi scegliamo di essere voce d’amore.
In un’epoca in cui il potere suggerisce astensione,
noi scegliamo di essere presenza attiva.
In un’Italia che spesso ha girato lo sguardo,
noi vogliamo guardare negli occhi chi chiede solo una cosa:
riconoscimi.


C’è un referendum.
Parla anche di cittadinanza. Di appartenenza. Di dignità.
Non è solo una questione di leggi.
È una questione di sguardi. Di cura. Di amore.
È dire:
Io ti vedo
Tu, per me, esisti
Tu hai un nome, e io voglio chiamarti per nome
Se sei qui, sei parte di noi


Oggi tante, troppe persone vivono senza cittadinanza,
senza diritti pieni, senza una vera appartenenza.
Siamo cresciuti uno accanto all’altro.
Siamo andati a scuola insieme.
Parliamo la stessa lingua.
Tifiamo la stessa nazionale.
Siamo insieme italiani nei gesti, nei desideri, nei sogni.
Eppure, loro restano invisibili.
Ma noi vogliamo vederli.


I have a dream
Non è solo un sogno di un uomo afro-americano
È anche il nostro.
Un sogno europeo. Italiano.
We have a dream
È il sogno di una società che non chiude, ma apre.


Votare è prendere posizione.
Significa rifiutare l’indifferenza.
È dire:
io ci sono, anche per chi non può ancora dire io sono cittadino.


Ich bin ein Berliner
Kennedy non era tedesco
Ma lo diventò, pronunciandolo.
Essere cittadini è essere parte di un destino comune,
prima che possedere un documento.
Ich bin ein Berliner
Anche noi possiamo dire:
io sono cittadino
accanto a te, non al posto tuo.


In un mondo che ci abitua a scappare, a non scegliere, a non schierarci,
votare è un atto rivoluzionario.
È responsabilità.
È prendersi cura.
È amare.


Sì, anche l’amore entra in cabina elettorale.
Noi lo facciamo entrare,
contro un mondo che semina odio.
L’amore per chi verrà dopo.
L’amore per chi oggi non può parlare.
L’amore per l’idea che possiamo essere migliori.


Per questo, anche se ci dicono di restare a casa,
noi andiamo.
Perché abbiamo un sogno.
E perché non basta sognare: bisogna esserci.
Possiamo anche essere dei senza-nome
Ma una voce ce l’abbiamo ancora.
E vogliamo usarla.
Vogliamo fare rumore.
Vogliamo gridare.
Per chi non può.
Per chi non l’ha mai avuta.

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