A Napoli, un universo di emozioni

iL 20 e il 21 maggio, rispettivamente nell’istituto alberghiero A. Esposito Ferrajoli di Napoli e nel liceo scientifico G. Bruno di Grumo Nevano, abbiamo realizzato due laboratori.
Nella prima scuola abbiamo incontrato ragazzi 52, cinque classi al 4 e 5 anno, mentre il giorno successivo abbiamo lavorato con la classe 4 C. Sono state ore dense di significato, alimentate da un focus ben preciso: affrontare trasversalmente il tema della cittadinanza. Siamo partiti da loro, ascoltando e dibattendo per capire che significato dessero a questa parola, per poi attivare la parte esperienziale, importante tassello per capire cosa significhi davvero essere detentori di un diritto e quanto essi possano essere dati per scontati.

Appena arrivati, prima di iniziare

Di seguito le foto e la testimonianza di Alice, una dei nostri che ha curato i laboratori campani.

Due giorni. Solo due giorni, eppure un universo di emozioni ha preso forma tra le aule delle due scuole.
Con Alta Voce Academy, non abbiamo solo “parlato” di cittadinanza; l’abbiamo respirata, l’abbiamo vissuta, l’abbiamo fatta pulsare nelle giovani vite che ci hanno accolto.
Attraverso i laboratori, abbiamo invitato i ragazzi a spogliarsi dei loro panni per indossare quelli degli altri, a sentire sulla propria pelle le gioie e le sfide di esistenze diverse.
Hanno esplorato ruoli, personalità, storie che compongono il mosaico complesso della nostra società.
Ogni “se fossi…”, ogni “io mi sentirei…”, era un passo in più verso l’empatia, un ponte gettato tra mondi apparentemente distanti.
E in quegli sguardi, così diversi eppure così simili abbiamo visto occhi che riflettevano storie uniche, realtà personali, sogni e paure. Ma tutti, incredibilmente, accomunati da un desiderio profondo e primordiale: trovare il proprio spazio. Trovare un senso, un’appartenenza, una voce.
Abbiamo dato importanza alle emozioni, sì, perché sono il filo invisibile che ci lega.
Due giorni in cui i muri delle aule si sono dissolti, lasciando spazio all’animo dei ragazzi, pronti a costruire insieme una cittadinanza più inclusiva, più compassionevole, più “loro”.
E in ogni volto che ci ha salutato, in ogni sorriso, in ogni cenno di intesa, abbiamo portato via un pezzo di quella speranza che solo le nuove generazioni sanno accendere.

“PER AMORE DEL NOSTRO POPOLO”

Don Giuseppe Diana, insieme agli altri sacerdoti della foranìa locale, il giorno di Natale del 1991, diffuse un documento in tutte le chiese di Casal di Principe e della zona aversana, intitolato “Per amore del mio popolo”: era un manifesto del suo impegno contro la criminalità organizzata.
Noi, oggi, guardando all’esempio di don Peppino, vogliamo riaffermare che anche noi, per amore del nostro popolo, non taceremo contro l’indifferenza che ci circonda!

Siamo preoccupati
Assistiamo preoccupati all’indifferenza del mondo che ci circonda,
Assistiamo preoccupati all’apatia di chi sceglie di non vedere, di chi si volta dall’altra parte.
Assistiamo preoccupati a un’umanità che si frammenta, che si chiude in confini stretti, che dimentica la parola “insieme”.

L’indifferenza
L’indifferenza è la nuova rassegnazione. Ci dicono
non ti immischiare,
non ne vale la pena,
tanto non cambia niente.

E allora fanno crescere muri,
lasciano indietro chi non fa parte di un sempre più ristretto noi.
Ma noi non ci stiamo.
L’indifferenza non è neutra: è complice.
E noi scegliamo di non esserlo.

Precise responsabilità politiche
Ci sono precise responsabilità politiche
dietro ogni legge che esclude,
dietro ogni diritto negato,
dietro ogni scelta fatta a scapito dell’umano.
Quando la politica smette di prendersi cura,
tocca a noi ricordarle la sua vocazione.
“Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi”.

L’impegno dei cittadini
“Il nostro impegno di denuncia non deve e non può venire meno”.
Esso non nasce da un dovere cieco, ma da una scelta consapevole:
prendersi cura. Essere presenti.
Fare la propria parte,
anche quando è scomodo.
Cittadini sono coloro che non restano solo a guardare.
Sono coloro che credono che anche un piccolo gesto possa cambiare qualcosa.
Sono coloro che sentono proprie le ingiustizie vissute da altri.
Cittadini sono quelli che, per amore del proprio popolo, si impegnano
per fare il bene,
per cercare la giustizia.

NON UNA CONCLUSIONE: MA UN INIZIO
Per amore del nostro popolo
non accettiamo di restare in silenzio, di voltarci dall’altra parte, di ignorare.
Per amore del nostro popolo
non vogliamo cedere alla tentazione del cinismo, dell’apatia, dell’indifferenza
Per amore del nostro popolo
vogliamo continuare a credere, a sperare, a costruire.
Per amore del nostro popolo,
scegliamo la voce, l’impegno, la cura.
Per amore del nostro popolo,
ma di un popolo che va oltre i confini di una Nazione o di un Continente,
un popolo globale, senza bandiere
Per amore del nostro popolo
umano e fratello tutto.

Essere voce d’amore

In un tempo in cui i governanti ci chiedono silenzio e apatia,
noi scegliamo di essere voce d’amore.
In un’epoca in cui il potere suggerisce astensione,
noi scegliamo di essere presenza attiva.
In un’Italia che spesso ha girato lo sguardo,
noi vogliamo guardare negli occhi chi chiede solo una cosa:
riconoscimi.


C’è un referendum.
Parla anche di cittadinanza. Di appartenenza. Di dignità.
Non è solo una questione di leggi.
È una questione di sguardi. Di cura. Di amore.
È dire:
Io ti vedo
Tu, per me, esisti
Tu hai un nome, e io voglio chiamarti per nome
Se sei qui, sei parte di noi


Oggi tante, troppe persone vivono senza cittadinanza,
senza diritti pieni, senza una vera appartenenza.
Siamo cresciuti uno accanto all’altro.
Siamo andati a scuola insieme.
Parliamo la stessa lingua.
Tifiamo la stessa nazionale.
Siamo insieme italiani nei gesti, nei desideri, nei sogni.
Eppure, loro restano invisibili.
Ma noi vogliamo vederli.


I have a dream
Non è solo un sogno di un uomo afro-americano
È anche il nostro.
Un sogno europeo. Italiano.
We have a dream
È il sogno di una società che non chiude, ma apre.


Votare è prendere posizione.
Significa rifiutare l’indifferenza.
È dire:
io ci sono, anche per chi non può ancora dire io sono cittadino.


Ich bin ein Berliner
Kennedy non era tedesco
Ma lo diventò, pronunciandolo.
Essere cittadini è essere parte di un destino comune,
prima che possedere un documento.
Ich bin ein Berliner
Anche noi possiamo dire:
io sono cittadino
accanto a te, non al posto tuo.


In un mondo che ci abitua a scappare, a non scegliere, a non schierarci,
votare è un atto rivoluzionario.
È responsabilità.
È prendersi cura.
È amare.


Sì, anche l’amore entra in cabina elettorale.
Noi lo facciamo entrare,
contro un mondo che semina odio.
L’amore per chi verrà dopo.
L’amore per chi oggi non può parlare.
L’amore per l’idea che possiamo essere migliori.


Per questo, anche se ci dicono di restare a casa,
noi andiamo.
Perché abbiamo un sogno.
E perché non basta sognare: bisogna esserci.
Possiamo anche essere dei senza-nome
Ma una voce ce l’abbiamo ancora.
E vogliamo usarla.
Vogliamo fare rumore.
Vogliamo gridare.
Per chi non può.
Per chi non l’ha mai avuta.

Primo Evento laboratorio? Fatto!

29 aprile, Trento. E’ andata complessivamente bene ☺️ i ragazzi sembravano colpiti da un laboratorio un po’ più impegnato del solito, condotto insieme a wearemach1

Durante l’ultima assemblea dell’anno alcuni gruppi di studenti hanno iniziato a chiedersi: cosa significa avere la cittadinanza? quali diritti ne derivano? Hanno fatto una esperienza, seppur mediata da giochi di ruolo, della disuguaglianza ed hanno discusso delle emozioni provate e di situazioni (simili) vissute. Infine hanno potuto immaginare un futuro possibile nel quale, grazie alle azioni individuate, alcuni dei problemi emersi saranno superati.

Ecco qualche foto dell’evento laboratorio

alla prossima!