“Vorrei essere libero come un uomo Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia E che trova questo spazio Solamente nella sua democrazia Che ha il diritto di votare E che passa la sua vita a delegare E nel farsi comandare Ha trovato la sua nuova libertà.”
(Giorgio Gaber, La libertà)
Nel libro di Joël Dicker “La catastrofica visita allo zoo”, il Preside della scuola, per spiegare ai suoi alunni l’importanza del voto nella Democrazia, propone questa esperienza: […] “Ora faremo una votazione”. L’abbiamo trovata una cosa fantastica, perché non avevamo ancora mai fatto una votazione in vita nostra. “Per che cosa votiamo?” ha chiesto Otto. “Per il pranzo. Dovete decidere che cosa mangerete oggi, ma attenzione: il pasto sarà uguale per tutti. Dovete scegliere tra i broccoli e una pizza. E ora, procediamo con la votazione, e ricordate, ognuno di voi può votare solo una volta: chi vota per la pizza alzi la mano.” Otto, Thomas, Yoshi e io abbiamo alzato la mano. “Sono quattro voti per la pizza,” ha contato il Direttore. “E ora, chi vota per i broccoli?” Artie e Giovanni hanno alzato la mano. […] “Quindi sono quattro voti per la pizza e due per i broccoli,” ha messo a verbale il Direttore. “La pizza vince le elezioni”. A quel punto, però, il Direttore ci ha detto: “Ora, immaginate di votare un’altra volta. Pizza contro broccoli. Ma Otto, Thomas e Yoshi si astengono dal voto, perché se ne dimenticano e non sono interessati. Chi vuole mangiare la pizza?” Sono stata l’unica ad alzare la mano. Poi il Direttore ha chiesto chi volesse mangiare broccoli: Otto e Artie hanno alzato a loro volta la mano. “Alla fine,” ha detto il Direttore, “ci sono due voti per i broccoli e uno per la pizza. Vincono i broccoli!” “Ma non è giusto,” ho protestato, “se gli altri avessero votato, avrebbe vinto la pizza.”
Questo breve dialogo illustra efficientemente l’importanza della partecipazione alla vita di comunità, che possiamo declinare, tra i suoi vari aspetti costitutivi, con l’impegno di votare.
Affinché la Democrazia non sia calpestata dalla “minoranza rumorosa”, è necessario che la “maggioranza silenziosa” reclami le proprie opinioni, intervenendo in modo critico e progettuale nel rispetto dell’espressione altrui.
La cittadinanza attiva non si improvvisa, si acquisisce prima di tutto come abito mentale. Occorre che ogni individuo sia in grado di padroneggiare con competenza gli strumenti del comprendere, del comunicare, del riflettere, dell’elaborare e del restituire alla condivisione. Le due dimensioni cardine della cittadinanza attiva – l’appartenere e il partecipare – devono essere integrate in un processo educativo permanente.
Cosa intendiamo per partecipazione?
La partecipazione è una questione esistenziale, ontologica: la costruzione della propria identità avviene attraverso il Noi, ossia grazie all’incontro autentico con l’Altro.
Nella sua canzone manifesto “La libertà”, Giorgio Gaber ci fa comprendere come la partecipazione non corrisponda al prendere parte a qualcosa, bensì a essere parte, mettere qualcosa di proprio nella società, indica la possibilità di esercitare un’influenza sui fattori che condizionano la propria vita e quindi anche quella della comunità alla quale si appartiene. In virtù di questo, la partecipazione non è la mera presenza fisica, bensì l’essere attivi con la parola e/o con la coscienza.
Vorrei racchiudere, per quanto possibile, questa riflessione sull’importanza della partecipAzione con una citazione di Johann Gottlieb Fichte: “Lo spirito dell’uomo è inesauribile ma la sua trascendenza è correlativa alla sua immanenza”.
Con questa frase il Filosofo ci propone una strada per trasformare la comunità di oggi, dominata da individualismo e solitudine, in un vivaio culturale e relazionale. Come? Impegnandoci a stare nel mondo, sbagliando, facendo esperienza, in modo tale da ampliare la nostra spiritualità e quindi progettualità.